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Pensieri, parole, opere e…abusi

SEGNALAZIONE

Ho letto su molti quotidiani online di un documento presentato recentemente a Bologna dalla CEI dell’Emilia-Romagna che chiama in causa “la frequentazione di corsi che prevedono l’uso di tecniche mutuate dalla psicoterapia” come danno per la salute psico-fisica. Non sono riuscito a verificare il testo completo del documento in quanto non disponibile su internet liberamente, quindi ho letto solo questo ed altri stralci estrapolati dal contesto.

http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/09/30/958150-emilia-romagna-vescovi-contro-yoga-halloween.shtml

Lettera firmata

COMMENTO REDAZIONALE DI CLAUDIA FABRIS

L’allarme lanciato dai Vescovi dell’Emilia Romagna in merito all’utilizzo di tecniche mutuate dalla psicologia e dalla psicoanalisi, applicate da incompetenti senza adeguati controlli, nasconde in sé una preoccupazione reale. Non è messa in discussione l’importanza delle tecniche psicologiche e psicoterapiche adottate dai professionisti iscritti all’Ordine degli Psicologi o dei Medici per aiutare le persone in difficoltà. Ciò che si vuole segnalare è l’allarmante uso improprio, da parte di alcune persone argute, degli strumenti propri dello psicologo e dello psicoterapeuta, appresi in qualche modo ed utilizzati con l’intenzione di raggiungere degli scopi utilitaristici personali a discapito dei malcapitati.Tra coloro che abusano di queste tecniche,senza averne il titolo, personaggi che hanno presa sugruppi di persone molto coesi, appartenenti a sette religiose fanatiche, che propongono ad individui suggestionabili di farne parte.

Siamo figli del positivismo: si tende per principio a credere reale ciò che è concreto, che si possa sottoporre a sperimentazione, contrapponendolo a ciò che è astratto, spirituale, emotivo, non visibile. Da epoche storiche che esprimevano l’esigenza di mettere al rogo chi fosse tacciato di stregoneria, abbiamo sposato il concetto di credibilità solo di ciò che è scientificamente dimostrabile. Così facendo abbiamo sottovalutato quella parte umana relativa al sentimento, alle sensazioni, alla spiritualità, ma anche al desiderio di trovare risposta ai quesiti esistenziali, a quale sia il senso personale della vita. Il risultato sembra comportare il ricorso di molti a riti mistici satanici che paiono essere frequentemente praticati.

Ci chiediamo come mai coloro che si fanno coinvolgere ad appartenere ad una setta o culto possano decidere di fare proprie regole, accettare ordini, senza esitare, mettendo in atto comportamenti che disorientano e spaventano perfino i loro cari. Alcuni comportamenti mai adottati in passato, ad un tratto, sono ritenuti adeguati: dedicarsi all’accattonaggio, scomparire senza farsi più sentire, commettere reati quali il mancato sostentamento di persone a proprio carico, violenze e lesioni, abusi sessuali e pedofilia, profanazione di cimiteri, maltrattamento di animali, furti, concorso in truffe e frodi, danneggiamenti, esercizio abusivo della professione di medico e psicologo.

Per quanto stupiscano queste alterazioni dei comportamenti, in moltissimi casi né una malattia psichiatrica, né la notevole pressione sociale spiegano i profondi cambiamenti. Escludendo i minori, le persone estremamente suggestionabili e chi è affetto da patologia psichiatrica, gli affiliati si accostano per convinzione personale.
La risposta a questo atteggiamento la troviamo nei principi psicologici che regolano i gruppi carismatici. Essi sono fortemente coesivi ed attribuiscono poteri superiori al leader oppure alla missione del gruppo, controllando rigidamente il comportamento degli adepti per mezzo di un comune sistema di dottrine.

La spiegazione del funzionamento di un tale meccanismo mentale ce la fornisce la Psicologia Sociale, in particolare Kurt Lewin, che ha elaborato la teoria del campo, studiando la coesione e i processi decisionali nei gruppi, le differenze tra autoritarismo e democrazia, le tecniche di modificazione dell’atteggiamento e della risoluzione dei conflitti. Si nota che, soprattutto nelle culture che valorizzano l’individualità, le persone in genere presumono di agire sempre in base alla propria opinione piuttosto che in base all’influenza esercitata da forze esterne. Invece la psicologia sociale ha dimostrato che tutti siamo profondamente influenzati dal nostro ambiente e che è naturale, per l’essere umano, adattarsi a ciò che viene percepito come un comportamento ritenuto corretto in una certa situazione.

Il controllo mentale che mette in atto la setta, a discapito degli adepti, si baserebbe sulla modificazione della volontà della persona, interferendo con l’identità dell’individuo, con i suoi comportamenti, emozioni e pensieri, per poi ricostruire l’identità ad immagine del leader. L’individuo ha la convinzione di decidere autonomamente, quando invece è stato socialmente influenzato ad abbandonare la capacità critica di prendere decisioni indipendenti. Il controllo del comportamento, dei pensieri e delle emozioni sono gli strumenti utilizzati per manipolare mentalmente gli adepti.

Come nasca l’adesione e l’appartenenza a questi gruppi trova una sua esemplificazione nelle ricerche americane relative alla Chiesa dell’Unificazione, gruppo settario del predicatore Moon, molto potente negli Stati Uniti. Le ricerche sono state condotte dall’equipe del professor Marc Galanter, psichiatra e direttore dell’équipe di studi dei Nuovi Movimenti Religiosi, per conto dell’American PsychiatricAssociation. I moonisti acquistano molto rapidamente un alto grado di coesione sociale durante le fasi iniziali dei seminari introduttivi. Il benessere psicologico dei seguaci attivi è direttamente proporzionale alla più o meno stretta affiliazione al gruppo, in termini di legami sociali con gli altri membri, e di accettazione dei dogmi del gruppo. Si potrebbe quindi concludere che gli affiliati a gruppi carismatici provano sollievo dalla loro angoscia nevrotica non appena entrano a fare parte del gruppo e che il mantenere questo stato di benessere psicologico dipenda dall’intensità del loro rapporto con il gruppo: se in qualche modo si dissociano da esso, provano angoscia; se ne restano legati, conservano il loro benessere psichico.

Come i bisogni del gruppo vengano soddisfatti dagli adepti, lo possiamo ritrovare in una diversa prospettiva scientifica psicologica, quella data dall’approccio sistemico, che analizza la struttura e il funzionamento di un gruppo. I seguaci di questa chiesa, ad esempio, erano giunti ad ottenere un consenso tale da assicurare l’equilibrio del sistema, eliminando ogni facoltà mentale critica individuale. Incorporando i bisogni di affiliazione dei seguaci nel sistema sociale del gruppo, si crea una forte unità capace di esercitare una notevole influenza su pensieri ed azioni dei seguaci stessi.

Lo scopo che il leader o i leaders della setta vogliono raggiungere è sempre un obiettivo pratico, come ci ricorda il dr.Marco Strano, Psicologo della Polizia di Stato Italiana: acquisizione di ricchezze attraverso le quote di adesione degli adepti, se non la sottrazione del loro intero patrimonio, oppure denaro ricevuto in cambio di materiale bibliografico, rituale, o in cambio della partecipazione a corsi e seminari; soddisfazione di desideri sessuali e perversioni; acquisizione di vantaggi provenienti dalle singole attività professionali degli adepti; acquisizione di informazioni sensibili in campo industriale, finanziario da parte degli adepti che ricoprono incarichi professionali elevati per attuare delle speculazioni o dei ricatti.

Lo stesso dr. Strano, poi, identifica gli aspetti che possono influire sull’individuo portandolo alla decisione di avvicinarsi ad un gruppo pseudoreligioso, suddividendole in variabili sociali e psicologiche.
Tra le variabili sociali presenti nella nostra società che posso indurre a partecipare ad una setta individua:

  1. l’apertura verso culti e movimenti religiosi alternativi alla chiesa cattolica;
  2. la diffusione di ideologie ecologiste e antitecnologiche soprattutto di matrice new age strumentalizzate dalle sette;
  3. progressivo slittamento culturale verso l’individualismo dovuto alla crisi delle grandi ideologie, con conseguente maggiore richiesta di culti e pacchetti valoriali riferiti alla sfera intima, emotiva e psicologica dell’individuo;
  4. disagio generalizzato dovuto all’impatto aggressivo del progresso con conseguente nascita di simpatia nei confronti di presunti poteri magici e delle conoscenze che permettono di governare la frenesia sociale e la generica incertezza per il futuro;
  5. la diffusa ricerca di esclusività in antagonismo con la conformità.

Tra le variabili psicologiche che incidono nella scelta di affiliarsi ad una setta, il dr Strano ci ricorda di fare attenzione ad alcune vicende che potrebbero rappresentare un terreno fertile per l’insorgenza del problema:

  1. desiderio di lenire la frustrazione derivata dalla sensazione di inadeguatezza sociale attraverso l’appartenenza alla setta che ingenera negli adepti la convinzione di essere importanti;
  2. carisma dei capi e richiesta di potere carismatico da parte di soggetti insicuri;
  3. riduzione dell’ansia attraverso il credo in esistenze ultraterrene o nell’ immortalità;
  4. aumento dell’autostima a seguito dell’apprendimento di presunti poteri magici che consentono di controllare l’ambiente esterno;
  5. riduzione dell’angoscia in situazioni di grande dolore psicologico anche a seguito di eventi luttuosi;
  6. soddisfazione del bisogno di dipendenza da altri;
  7. opportunità di poter intraprendere relazioni interpersonali(anche sessuali) per soggetti con particolari difficoltà relazionali;
  8. solitudine e disgregazione familiare;
  9. particolare sensibilità alle tecniche di suggestione e di condizionamento da parte del leader carismatico.

PARERE DELLA DOTT.SSA VALERIA LA VIA

E’ bene non sottacere la pericolosità per la salute delle persone- scrivono i vescovi- causata dalla frequentazione di corsi che prevedono l’uso di tecniche mutuate dalla psicoterapia, dallo yoga, dal training autogeno, applicate in modo spurio e disordinato da persone incompetenti, senza adeguati controlli. L’elemento egocentrico-narcisistico, introdotto dall’uso improprio di certe tecniche, può incidere sull’equilibrio psico-affettivo e provocare particolari patologie e disturbi”.
Fonte Repubblica: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/09/30/news/chiesa_yoga_salutismo-67584722/

Da quanto si desume dai quotidiani che riportano la notizia,  la Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna ha diffuso tra le parrocchie regionali un lungo documento in cui esprime preoccupazione nei confronti delle derive spiritualistico-esoteriche di movimenti e discipline new-age. Rilevano i Vescovi come esse diano origine a “religioni fai-da-te”, devianti e in odore di paganesimo. Fin qui, nulla di sorprendente:  è un monito che rientra nei compiti dottrinali e pastorali della Chiesa.
Stupisce, invece, il passo in più che i Vescovi fanno addentrandosi  nel territorio, laico e scientifico, della salute, bene protetto dalla Costituzione e più volte definito dalla Suprema Corte come “integrità biopsichica dell’individuo”.  Si pronunciano infatti contro i  corsi “che prevedono l’uso di tecniche mutuate dalla psicoterapia, dallo yoga, dal training autogeno, applicate in modo spurio e disordinato da persone incompetenti”.  Se queste tecniche vengono applicate in modo improprio, dicono, può derivarne un danno  alla salute che  nel documento viene descritto con il linguaggio della scienza: può venire compromesso “l’equilibrio psico-affettivo”, possono derivarne “patologie” e “disturbi”.  Per dirlo in termini giuridici, un danno biologico di natura psichica.
Ohibò.  È pur vero che la parola  latina salus  vuol dire sia “salute” che “salvezza” e che le parole psiche e anima si riferiscono entrambe, nell’etimo, a qualcosa che ha la natura immateriale di un soffio.  Ma ci eravamo abituati  a diversi metodi di lavaggio: l’anima si pulisce nel confessionale, la psiche dallo psicologo, dallo psicoterapeuta e magari dallo psichiatra quando occorre un additivo chimico. La detersione dell’anima garantisce la salvezza ma non la salute, quella della psiche…mah, forse tutt’e due,  sembrano suggerirci i Vescovi.
Viene da dire, però: non è che alla stesura del documento avrà collaborato uno psicologo?  Perché l’”applicazione spuria e disordinata  da parte di persone incompetenti di tecniche mutuate dalla psicoterapia” (ossia estrapolate dal contesto in cui assumono senso ed efficacia) è esattamente la prassi che la comunità degli psicologi ha di recente condannato, rafforzando le sanzioni disciplinari nei confronti dei colleghi che insegnano queste tecniche in corsi aperti a chiunque, con il pretesto della “diffusione del sapere”. Ma sapere è un conto, saper fare un altro; chi mai si farebbe difendere in giudizio da un ragioniere che si fosse diligentemente studiato il Codice di Procedura Penale? Dicono i Vescovi: le tecniche utilizzate in psicoterapia debbono essere applicate da chi ne ha la competenza, altrimenti si fanno danni. Lo diciamo anche noi, professionisti e laici.  Lo dice il Codice Penale, che punisce l’abuso di professione.
In  sede disciplinare, poi, l’Ordine sanziona le pratiche di iscritti non chiaramente riconducibili a modelli e tecniche riconosciuti dalla comunità scientifica, che non ammettono alcuna forma di esoterismo e di ibridazione.  Non vi è dunque alcuna tolleranza per lo sconfinamento della scienza in pratiche in cui essa assume le tinte oscure della magia o dei riti esoterici.
Ma non ci si attendeva che autorità religiose si appellassero alle competenze scientifiche per difendere i confini della religione, che facessero andare a braccetto la salvezza dell’anima con la salute della psiche.  È comunque una buona notizia, anche per le nostre anime di curatori di psiche.

Gabriella Alleruzzo

Author: Gabriella Alleruzzo

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