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L’esperta: “Cure e aiuto alle famiglie Mai lasciarle sole dopo una tragedia”

SVIZZERA

La tragedia dopo l’incidente in cui hanno perso la vita 28 persone. Il dolore dei genitori in Belgio. Il supporto dopo il dramma. Anna Rita Verardo, psicologa esperta di disturbi post traumatici, spiega come si affrontano situazioni di questo tipo

di Valeria Pini

UN PULLMAN che si schianta in un tunnel: 22 bambini non torneranno mai a casa. E’ la prova più difficile per un genitore, sopravvivere a un figlio o a una figlia. Uno scontro, in Svizzera, 1 a diversi chilometri dalle loro case, in Belgio. Una tragedia collettiva che lascia senza parole. In queste situazioni spesso i primi a bussare alle porte dei papà e delle mamme, sprofondati anche loro in un tunnel, sono gli psicologi dell’emergenza. Il terremoto in Abruzzo, il dramma della Concordia o incidenti meno conosciuti, distruggono vite e in questi casi equipe di esperti sono un sostegno importante per chi resta. Anna Rita Verardo è una psicoterapeuta esperta di disturbi post traumatici. Ha lavorato varie volte con le persone coinvolte in esperienze traumatiche. Da poco ha assistito anche alcune delle vittime della Concordia. “Gli psicologi nelle prime fasi della tragedia sono utili per normalizzare e contenere le reazioni emotive delle persone che possono andare dal ‘congelamento’, alla rabbia, alla disperazione – spiega Verardo – In questi casi le manifestazioni di stress sono diffuse e normali. Nelle prime 24-72 le persone sono sotto shock, sembrano ‘congelate’. Gli psicologi hanno la funzione di stare accanto a loro, cercando di far capire loro che le reazioni emotive fanno parte della normalità”.

Nei mesi successivi, che ruolo hanno gli psicologi dell’emergenza? Lei, ad esempio, utilizza l’Emdr, un metodo clinico che si è rivelato molto efficace nell’intervento dopo un’esperienza traumatica o dopo traumi ripetuti

“Questo metodo innovativo rientra nelle terapie brevi. Stiamo lavorando con alcune vittime della Concordia e con quelle dell’incidente avvenuto tempo fa nel Vercellese, nel quale persero la vita due bimbi in gita. E’ importante valutare quali persone sono più a rischio nel gruppo. Ci occupiamo anche di chi non ha subito un lutto. Stress e difficoltà coinvolgono anche i genitori che non hanno perduto un figlio nell’incidente. E’ fondamentale evitare che comunichino troppa ansia ai figli nei mesi successivi”.

Parlando invece di coloro che devono convivere con il lutto?

“La famiglia va seguita a un mese dal trauma. Nei giorni successivi alla tragedia si utilizza un supporto psicologico, dopo servono interventi di psicoterapia. Se non si interviene si può sviluppare una patologia post traumatica da stress. In questi casi l’individuo si trova a convivere con pensieri intrusivi, flash back continui.  All’interno del nucleo familiare tutti possono essere traumatizzati, anche i fratelli. Ognuno ha tempi e reazioni diverse per elaborare un lutto. Questo tipo di lutti violenti e imprevedibili vanno seguiti con più attenzione. Per questo l’intervento medico deve durare nel tempo”.

A volte dopo la perdita di un figlio le coppie non riescono a rimanere unite. Perché?

“Possono avere reazioni diverse e questo può separare. Spesso madre e padre vivono il dolore ognuno a modo suo. Se uno dei due controlla lacrime e espressioni di dispiacere, l’altro non si sente capito. Ma ci sono uomini che si dimostrano apparentemente freddi per difendere le mogli. Si tratta di sentimenti forti che a volte possono portare alla separazione. Non si riesce più a vivere insieme dopo un forte trauma”.

Come combattere lo shock dopo il dramma?

“La prima cosa da fare è favorire l’elaborazione del ricordo. Bisogna evitare che venga in qualche modo ‘immagazzinato” in un modo disfunzionale. Questo vuol dire che non devono esserci sensi di colpa. Una madre che rimane sola deve capire che è giusto provare dolore, ma non può rimanere a tormentarsi con domande che le tolgono serenità e sonno. Dubbi senza senso che la riempiono di sensi di colpa come: “Non dovevo mandare mio figlio in gita. Ho sbagliato”.

14 Marzo 2012  © RIPRODUZIONE RISERVATA

http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/14/news/l_esperta_cure_e_aiuto_alle_famiglie_mai_lasciarle_sole_dopo_tragedie_come_questa-31511902/?ref=HRER3-1

Chiara Santi

Author: Chiara Santi

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