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Sesso, bugie e…videoclip. L’eiaculazione precoce non può essere solo una questione medica

                                                 SEGNALAZIONE

Ci è giunta una segnalazione sulla recente campagna pubblicitaria sull’eiaculazione precoce, presente anche sul sito  www.benesserecoppia.it e su come essa escluda completamente gli aspetti psicologici e facciaintendere che l’eiaculazione precoce sia un problema esclusivamente medico.

COMMENTO REDAZIONALE DI ERICA VOLPI

Avete fatto caso a quella pubblicità in cui ci sono due fiammiferi a letto in procinto di avere un rapporto sessuale? Dopo poco (pochissimo direi) uno dei fiammiferi raggiunge l’acme del piacere e “la fiammifera” si accovaccia  nel suo angolino, delusa e frustrata per non aver provato piacere.

Questo spot che viene trasmesso in tv fa capo ad un progetto ben più ampio che sta facendo parlare di sé,  benesserecoppia (www.benesserecoppia.it) e il tema che viene affrontato è quello dell’eiaculazione precoce. Tema decisamente interessante per noi psicologi e per i colleghi che in special modo si occupano di problematiche sessuali o di terapia di coppia.

L’argomento viene presentato come un problema di origine esclusivamente medica e viene proposta, di conseguenza, una soluzione farmacologica. Nel sito viene infatti continuamente sottolineata l’importanza di rivolgersi al proprio medico curante. Le definizioni dell’eiaculazione precoce come “problema medico” e  “patologia medica” compaiono più e più volte in ogni pagina .

Ma c’è di più!

Se cliccate il tasto “Nessuna soluzione?” viene chiaramente fatto riferimento all’inefficacia dei trattamenti psicologici: “Per decenni l’Eiaculazione Precoce è stata considerata un problema psicologico e, quindi, trattata con terapie non farmacologiche, quali le tecniche comportamentali e cognitive. Oggi, sono disponibili soluzioni farmacologiche per il trattamento dell’Eiaculazione Precoce. In ogni caso, bisogna consultare un medico per un’appropriata valutazione, diagnosi e individuazione del trattamento più opportuno.”

Il termine psicologia non compare MAI. Anche in questa sezione infatti si fa riferimento solo ed esclusivamente ad un certo tipo di approccio psicoterapeutico (cognitivo e comportamentale) definendolo peraltro come un insieme di tecniche.

 Leggendo attentamente tutto ciò che vorrebbe costituire una soluzione a questo problema si scopre però  l’incoerenza di alcune informazioni che vengono fornite. Se si clicca il tasto “TABU’” in alto a sinistra compare una parola magica, a noi psicologi molto familiare: emozione. Viene affermato che il desiderio e l’eccitazione “dipendono da molti fattori, tra cui le emozioni, la tenerezza e l’attenzione che si dà all’esperienza nel suo insieme, inclusi i preliminari. L’uomo deve imparare a condividere e partecipare a questo viaggio verso la reciproca soddisfazione.” Esiste una cura farmacologica, una bella pastiglietta, magari anch’essa colorata, che può supplire all’educazione emotiva e sessuale? Chiaramente no. Come pure sembra stridente ciò che viene scritto sotto la voce “Donne e partner” dove si sottolinea quanto sia fondamentale un dialogo aperto e sincero con la propria partner : conoscete qualche esperto che si occupa nello specifico di comunicazione  e di relazione di coppia? Direi che questo esperto non potrebbe essere altri che lo psicologo. Perchè allora non viene mai nominato? Perchè non viene sottolineato anche il  valore aggiunto che potrebbe dare uno psicoterapeuta?  Chi c’è dietro questa informazione fuorviante che medicalizza all’estremo una problematica che porta con sé svariati ed evidenti aspetti psicologici?

Diamo un’occhiata agli sponsor del progetto e scopriamo che compaiono la SIA (Società di Andrologia Italiana), la SIAMS (Società Italiana di Andrologia e medicina della Sessualità), poi ci sono gli urologi ed infine i ginecologi.

A piè di pagina appare infine la casa farmaceutica che ha sovvenzionato il progetto. Stiamo parlando di Menarini che non a caso qualche mese fa, ha introdotto sul mercato il primo farmaco italiano che dovrebbe risolvere i problemi di eiaculazione precoce. Il farmaco si chiama Priligy e ha come principio attivo la dapoxetina.

Noi psicologi siamo i grandi assenti, coloro che con un numero anche contenuto di colloqui potrebbero aiutare un uomo o una coppia in difficoltà, coloro che alle spalle non hanno i grandi colossi del farmaceutico.

PARERE DEL DR. ALESSANDRO PEDRAZZI

Psicologo psicoterapeuta ed esperto in sessuologia.

È un peccato che si assista ad uno scontro, se di scontro si può parlare, fra la scienza medica e la psicoterapia rispetto al problema dell’eiaculazione precoce, benché in effetti non è la prima volta, né ahimè sarà l’ultima, che questi due rami di un comune albero (quello seminato per il benessere degli individui) tendano a combattere in verticalità cercando di garantirsi più sole possibile. Di fatto, ribadendo la comune finalità della cura, la medicina e la psicologia avrebbero più profittevole vantaggio a collaborare nell’ottica di un approccio bio-psicosociale e ciò soprattutto in merito a problematiche quali l’eiaculazione precoce, che il più delle volte ha origine psicologica, reazione fisiologica e, ancora, ripercussioni psicologiche.

Si pensi ad esempio al problema del deficit erettivo (DE). Prima della messa in commercio nel 1998 del Viagra®, il DE veniva “combattuto” tramite approcci diversi, tuttavia non ottimali: in ambito prettamente medico si tendeva a prescrivere delle iniezioni intracavernose (cioè fatte direttamente nei corpi cavernosi del pene) di vasodilatatori da auto praticarsi qualche minuto prima dei rapporti. Cura poco esaltante peraltro ancora esistente. In ambito psicoterapeutico spesso si cercava di indagare, forse con eccesso di zelo, remote dinamiche infantili ed affettive, con il rischio non sempre scampato di iper-patologizzare il paziente il quale, “semplicemente”, voleva avere una vita sessuale un po’ più serena. L’avvento di quel farmaco, e poi dei consimili, ha offerto una soluzione veloce e indubbiamente efficace rispetto alla sintomatologia. Una piccola riflessione la dedichiamo poi alla deriva, di cui la medicina non ha in vero colpa, verso fenomeni di self-help più che altro realizzati tramite acquisti del farmaco per vie non propriamente limpide.

Ciò detto, riconoscendo l’importantissimo apporto della farmacoterapia al problema del DE, è esperienza comune, psicologica e medica, che se il deficit erettivo è stato risolto dalla pastiglia blu come sintomo in senso stretto – dimentichiamoci pure di coloro, e ce ne sono, che non rispondono all’effetto della molecola – essa non ha eliminato, perché non può, l’origine del problema e il problema stesso in senso esteso, che spesso si presenta accresciuto in assenza del farmaco al quale si rischia di diventare dipendenti a livello psicologico.

Ora, è facile rilevare come la psicologia abbia un ruolo non minimale. Ciò vale sia per la cura del problema sessuale, tramite l’indagine delle origini e seguendo il soggetto in un percorso di rieducazione sessuale (spesso si tratta solo di questo) anche parallelamente all’assunzione del farmaco, sia per quelle coppie che si dichiarino titubanti ad introdurre nella loro dis-armonia un farmaco che viene percepito come aiuto massimamente artificioso. Viene quindi a cadere qualsiasi barriera tra medicina e psicologia nel momento in cui esse, parallelamente, agiscono per innalzare la qualità di vita del comune assistito: la psicologia può riconoscere che l’apporto farmaceutico, rimuovendo velocemente il sintomo, inizia a sgretolare un disagio cristallizzato. La medicina, dal canto suo, può riconoscere che la terapia psicologia può coadiuvare non solo una serena accettazione del farmaco ma può arrivare a ristabilire, in senso più compiuto, quell’equilibrio psicofisico che non abbisogna di farmaci e, infine, della psicoterapia. Ovviamente ciò può avvenire laddove la priorità non sia quella degli incassi, per l’una come per l’altra categoria.

La medesima dinamica vale per l’eiaculazione precoce, disturbo dell’orgasmo che peraltro presenta ancor maggiori complessità sul piano della definizione e che affligge, così dicono le statistiche, ancor più uomini di quanti soffrano di DE. Se vi è una fetta di utenti refrattaria ad assumere Viagra e consimili, si può immaginare quanti pazienti potrebbero essere riluttanti ad affrontare la terapia farmacologica mirata a risolvere l’eiaculazione precoce che per lo più è fatta da alpha-bloccanti o antidepressivi. Come dialogare con questi pazienti se non psicologicamente? Certo non si può prescrivere un farmaco per convincere ad assumere un altro farmaco! Inoltre, che dire di quei casi in cui l’eiaculazione precoce origina da un’inespressa aggressività verso il genere femminile, punito tramite rapporti sessuali che priva la donna del suo piacere? Come agire nei casi dell’eiaculazione situazionale, cioè quella che ha luogo solo con una/un determinata/o partner o in determinate circostanze? O, ancora, che dire della frustrazione accumulata in anni di rapporti sessuali vissuti come inadeguati che instillano vissuti di inadeguatezza generale, che si estende a macchia d’olio ben oltre i margini della prestanza sessuale? Ultima cosa, e non in ordine d’importanza, come può il farmaco, da solo, parlare al/alla partner di chi soffre di eiaculazione precoce, ovvero come può rasserenarla/o rispetto ai vissuti di inefficacia che immancabilmente si affacciano nella sua mente?

Le ricerche lo confermano, ma ci arriva anche il comune buon senso, che la migliore cura deriva dalla sinergia di competenze e quindi è bene (e con bene intendo corretto) che l’informazione offerta al pubblico dica chiaramente che la miglior terapia per l’eiaculazione precoce, come per tanti altri malanni, prevede il più delle volte un approccio integrato. A meno che non si voglia continuare a propagandare l’idea che l’essere umano sia l’unione mal amalgamata di corpo e mente, dove il primo funziona disgiuntamente dalla seconda e viceversa. Provate ad andare da un bravo dentista che ha scarse doti psicologiche (antipatico, non vi mette a proprio agio, etc.), potete scommettere che avvertirete molta più ansia e dolore fisico rispetto a quanto potreste provare nello studio di un dentista simpatico che eseguisse la medesima operazione.

Quindi trovo che un approccio schierato smaccatamente da un lato o dall’altro della barricata (che già non dovrebbe esistere) sia un approccio disonesto o comunque non davvero interessato alla qualità di vita del paziente che invece diventa pedina da conquistare per una o per l’altra fazione.

La realtà è che alcuni soggetti, dato il loro caso, possono trarre beneficio da terapie medical-oriented, altri abbisognano quasi solamente di un ascolto psicologico, ed altri ancora, la maggior parte, dovrebbero giovarsi di un consulto medico e parallelamente di un consulto psicologico, se davvero vogliono puntare ad una cura che non sia solo l’eliminazione di un sintomo, così come nessuno si illude che il sole scompaia davvero solo perché lo si vede sparire dietro l’orizzonte.

Gabriella Alleruzzo

Author: Gabriella Alleruzzo

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