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Il fatto psicoanalitico

SEGNALAZIONE

Dia un’occhiata all’articolo segnalatomi da una collega…parla di psicoanalisti, è vero, ma i toni non mi paiono molto corretti, essendo i contenuti temo confusivi, toccando temi come diagnosi disturbi personalità, politica. è inserito tra l’altro nella rubrica Secondo tempo spettacoli sport, idee (per ultimo!) grazie. Patrizia Conti.

L’articolo in questione dal titolo “Disavventure sul lettino dello strizza” è uscito su il Fatto Quotidiano del 27 gennaio 2011. E’ possibile consultarlo al seguente indirizzo: http://www.scribd.com/doc/47653372/Medici-dell%E2%80%99anima

Commento redazionale del dott. Giuseppe Preziosi

La mia domanda è “perché”. Un semplice perché che va alla ricerca della motivazione che spinge a scrivere un articolo come “Disavventure sul Letto dello Strizza”; cito “Se esistono analisti capaci di curare il nostro narcisismo allora, battano un colpo, intervengano al dibattito”.

Non posso essere sicuro che gli psicoanalisti che ho in mente possano definirsi la “cura” del narcisismo che attraversa la nostra modernità ma sono assolutamente sicuro che moltissimi, qui in Italia e all’estero, lavorano, fanno ricerca, si impegnano duramente e con passione per la psicanalisi, un metodo di ricerca, una teoria dello psichico e uno strumento di cura. Lo stesso lavoro dell’osservatorio si muove in parte in questa direzione, salvaguardare il campo dello psichico dall’informazione sommaria, dalle distorsioni, dalle deformazioni.

Non tutti ma sicuramente alcuni rientrano nelle caricature che sono tracciate nell’articolo, al meno un paio di volte l’anno mi capita di partecipare ad un convegno/seminario/giornata studio e chiedermi se ci sarebbe qualche differenza se si fosse svolto 50 anni prima  ma veramente si è così ingenui da voler sintetizzare una intera categoria professionale in dei fantocci cartonati da barzellette della settimana enigmistica? Faccio un salto di campo, è questa l’informazione che si vuole dare?

Che la psicanalisi sia smarrita dinanzi alla modernità (e poi utilizzare la terminologia di uno psicanalista contemporaneo per descriverla) e che si sia rinchiusa in un guscio di stereotipi, ortodossie, meccanicismi e sia riconducibile solo a questo? Qualche altro giornalista avrebbe aggiunto che forse siamo pure comunisti ed eversivi.

Rimane un grosso perché. Rileggo l’articolo e lo rileggo. Quei passaggi acrobatici tra narcisismo e la stesura del prossimo DSM, il salto dalla psichiatria alla psicanalisi, la pratica freudiana come catechesi puritana e frustrata e il ritratto di Lacan come “un dandy collezionista, amante delle belle macchine e delle donne. Seduttore (nonostante le sue orecchie smisurate), incapace di rispettare l’autorità, intrattabile e arrogante; apolitico, ma con tendenze conservatrici”; non è tanto diverso da come immagino io l’uomo Lacan ma questo non mi impedisce di trovare ancora fecondi i suoi seminari e i suoi scritti per la mia formazione, la mia attività clinica, il mio tentativo di leggere il mondo.

Il mio perché rimane inevaso, ma lo trasformo in una rassicurazione e un invito; si chiede dove sia la psicanalisi in epoca di passioni deboli e organi sessuali troppo sviluppati. Sicuramente non la cerchi nelle televisioni e nei dottori mediaticamente ipertrofici, non c’è bisogno di psicanalisti o presunti tali che fanno a gara in tv a chi c’è l’ha più lungo. La cerchi dove la psicanalisi si studia e si esercita ancora per passione e non per sfornare istant book, ce ne sono tanti di luoghi di formazione e ricerca dove l’insegnamento freudiano è ancora pulsante e non mummificato in un mortifero sempre uguale. Se passa per Roma sarò lieto di accompagnarla

Berlusconi sul lettino psicoanalitico? Sì ma… per fare cosa?

Parere del dott. Francesco Giglio, psicoterapeuta, psicoanalista. Membro ALI di psicoanalisi (Associazione Lacaniana Italiana)

Proprio come accade nelle migliori famiglie pure i quotidiani più rigorosi qualche volta sbagliano e, aggrappandosi a parole evocative ma decontestualizzate, finiscono per prendere lucciole per lanterne e per sviluppare la più desueta e insensata fiera del luogo comune sulla psicoanalisi e sugli psicoanalisti.

Riprendendo alcuni veloci spunti dall’articolo di Elisabetta Ambrosi su “Il fatto quotidiano”:

1) Psicoanalista catechista: lo psicoanalista che sia freudiano o lacaniano non catechizza, il mestiere di catechizzare è, in primo luogo, legittima pertinenza del prete. Chi incontra uno psicoanalista nell’esercizio delle sue funzioni cliniche, non trova certo qualcuno che mira ad educarlo, addestrarlo o a convincerlo della bontà del suo riferimento teorico. La mira di un percorso psicoanalitico non è quella di applicare un sapere universale a cui l’analizzante deve conformarsi, al contrario. Il fine è mettere al lavoro il sapere inconscio del soggetto, valorizzarne le specificità per giungere ad attivare, sostenere e potenziare il suo proprio desiderio soggettivo, motore principe della cura psicoanalitica.

2) Desiderio: il desiderio non è il capriccio, non è l’eterno errare metonimico e insoddisfatto del consumo da un oggetto all’altro, non è fare tutto ciò che passa per il capo. Desiderare coincide con il coraggio d’incontrare e seguire la propria vocazione, con la forza di fare le scelte importanti, le uniche che ci rendono davvero liberi e che non hanno molto a che fare con la pretesa che tutto sia sempre possibile e reversibile. Il contemporaneo frequente volo di fiore in fiore spesso occulta la verità inconscia di una madre che impropriamente occupa la posizione dell’amore, e il cotto e mangiato finisce per non consentire la vera libertà: quella della scelta di un soggetto da amare.

3) Godimento: il godimento non è il piacere. Un esempio per tutti: il tossicomane in principio gode, ma pure come insegna Olievenstein “Non esistono drogati felici”. Il godimento non temperato dalla legge porta alla solitudine, alla deriva, al narcisismo cinico e perverso di chi s’illude di potere fare a meno dell’Altro, per poi scoprire a fine corsa che non è così, e che inseguendo la sua illusione ha sprecato un pezzo più o meno lungo di vita.

4) Psicoanalisi e politica: chissà poi perché la psicoanalista freudiana dovrebbe essere “frigida” e di sinistra, quello lacaniano “canaglia” e di destra. La psicoanalisi degna di tal nome sta dalla parte delle differenze soggettive. In questo, politicamente, se è autentica è sempre contro ogni totalitarismo, sia che si presenti nelle vesti dure delle dittature del proletariato o del singolo tiranno, sia che invece, come accade ora nel nostro paese, si presenti nelle forme della propaganda e del controllo massiccio sulla comunicazione. La psicoanalisi per struttura o è antiautoritaria o non è psicoanalisi.

5) Narcisismo – cinismo: sul narcisismo cinico, o “narcinismo” (secondo una felice formula di Recalcati) proprio del nostro tempo, meglio non fermarsi all’esaltata apparenza. Nulla di più triste dell’occuparsi solo di sé trattando e facendosi trattare dall’altro come oggetti da usare e gettare. In questi casi la solitudine mortifera e tragica accompagna l’individuo, si tratta dello stesso funesto isolamento di Narciso e della sua catastrofe solitaria.

6) Perversione: il tratto più evidente del perverso non è il suo infantilismo sessuale, che pure non manca, ma il suo legame elastico con la legge. Per il perverso la legge vale per tutti ma non per lui, ai suoi occhi gli altri, quelli sottomessi alla legge, sono disprezzate creature inferiori. Raramente tali soggetti così pieni di sé e così indifferenti all’Altro incontrano uno psicoanalista. Con frequenza molto maggiore scontano i loro reati in carcere, a meno che non giungano ad avere un potere tale da consentirgli di cambiare le leggi a proprio piacimento. In questi casi, peraltro frequenti come la storia c’insegna, il finale tragico è sempre già scritto in partenza. Al costo di sciagure individuali e collettive viene il tempo in cui le masse disilluse, in un attimo fanno passare il tiranno dal campo dell’oggetto idealizzato e ammirato alla posizione del disprezzato oggetto scarto da punire.

Concludendo un invito ai giornali seri: a scanso di equivoci quando volete fare un pezzo sulla psicoanalisi documentatevi meglio. Criticare è un’ottima cosa se si sa di cosa si parla, altrimenti si ricade nella vuota chiacchiera inseguendo i propri fantasmi allo specchio e sprecando vanamente tempo e fatica.

Author: osservatoriopsicologia

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