Crea sito

Identità di genere: un’imposizione o un diritto?

SEGNALAZIONE

“Coppia genitori cresce bebè “senza sesso”. E’ successo in Canada: i genitori non hanno rivelato se maschio o femmina”.

LONDRA – Si chiama Storm, ha quattro mesi, capelli biondi e occhi blu mare. Un bebé adorabile che crescerà “senza sesso”: i suoi genitori, Kathy Witterick e David Stocker, hanno deciso di non annunciare al mondo se è un maschio o una femmina. Per la loro scelta decisamente anti-convenzionale la coppia di canadesi è stata già soprannominata “la più politicamente corretta del mondo”. Il sesso di un bambino – hanno spiegato al quotidiano britannico Times – non dovrebbe determinare il suo posto nel mondo.

Così quando Storm è nato quattro mesi fa i Witterick-Stocker hanno mandato un annuncio-shock ad amici e parenti: “Abbiamo deciso per ora di non annunciarne il sesso: un omaggio alla libertà di scelta contro ogni limitazione, una presa di posizione a favore del mondo che Storm potrebbe incontrare nella vita: un luogo più progressista”. Non c’é niente di fisiologicamente ambiguo nel sesso di Storm: il bimbo non è un ermafrodita come il protagonista di Middlesex, il romanzo di Jeffrey Eugenides.

Se sia un maschietto o una femminuccia lo sanno solo uno stretto amico dei genitori, le due ostetriche che lo hanno fatto nascere e i due fratellini Jazz di 5 anni e Kio di 2. Già loro crescono ‘senza sesso’ e hanno finora mostrato gusti femminili: colori preferiti rosa e viola, capelli lunghi. Sarà Storm decidere se vorrà vivere la sua vita da maschio o da femmina, dicono i Witterick-Stocker: “Quando nasce un bambino anche gli amici più stretti non riescono a fare a meno di chiedere se è un maschio o una femmina. Ma se vuoi veramente conoscere qualcuno non dovresti chiedere cosa hai tra le gambe”, ha proclamato Kathy. La decisione dei genitori di Storm è stata aspramente criticata: gli stessi nonni di Storm sono arrabbiati per esser tenuto all’oscuro. “E’ un bizzarro esperimento di laboratorio”, ha scritto un lettore al Toronto Star, il giornale che per primo riportato l’inconsueta iniziativa.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/05/25/visualizza_new.html_845179821.html

PARERE A CURA DELLA DR.SSA LAURA AUSTONI

Il comportamento e la decisione dei genitori di non annunciare il sesso del proprio bambino parte probabilmente dalla constatazione che non siamo individui liberi, così come ingenuamente possiamo pensare, ma che ognuno di noi deve in qualche modo misurare la propria libertà con il contesto culturale di appartenenza. Ogni cultura ha generato idee e schemi di comprensione del mondo che ci circonda e ogni suo membro, uomo o donna che sia, è invitato ad adeguarsi a tali credenze, pena il senso di esclusione sociale e l’emarginazione o comunque un senso di inadeguatezza spesso difficile da sopportare. Lo stesso dicasi riguardo al sesso. Essendo  la natura umana sessuata (formata cioè da due sessi) anche il sesso di appartenenza, ovvero il nostro essere maschi o femmine, può diventare una variabile  socio-culturale che impedisce la piena realizzazione di se stessi diventando così un limite anziché un sostegno alla nostra evoluzione di esseri umani. Il comportamento anomalo di questi genitori può essere quindi pensato come un atto protettivo verso i loro figli. Può accadere spesso che il nostro sentirci uomo o donna influisca negativamente nella propria crescita generando conflitti spesso dolorosi proprio perché non ci sentiamo in armonia con i “ruoli sessuali” che maschi e femmine sono invitati socialmente ad assumere. Per ruolo sessuale si intende proprio una serie di regole di comportamento che le persone appartenenti ad una determinata comunità o società si aspettano da uomini e donne. Ancora oggi si dà per scontato che le bambine siano ad esempio più calme e meno vivaci dei bambini, più tranquille e meno trasgressive o che i bambini all’opposto siano più aggressivi e meno sensibili delle bambine. Queste aspettative non sempre vengono sentite in armonia con quello che sentiamo di essere e in questo caso possiamo vivere un conflitto e sentirci anormali e diversi. Poiché è faticosa da sopportare una tale condizione di diversità succede spesso che le persone si adeguino alle aspettative sessuali rinnegando chi sentono di essere realmente e dando origine a quello che potremmo chiamare un Falso Sé. La consapevolezza inoltre di appartenere ad un sesso svantaggiato culturalmente come è accaduto e accade tutt’ora al sesso femminile genera nelle donne un senso di inferiorità e di disistima che non le aiuta certamente ad esprimere pienamente i propri talenti. Veniamo ora alla soluzione adottata dai genitori in questione, che scelgono di non comunicare alla società il sesso dei loro bambini, considerandoli asessuati. Non vogliono far sapere la variabile sesso nella speranza che il loro bambini crescano più liberi di crescere e di esprimersi. Qual’ è l’ingenuità di tale soluzione? Penso che siano diversi gli elementi da considerare:

Il primo riguarda il fatto che è impossibile non comunicare e che gli esseri umani  sono esseri sociali e il nostro comportamento è in gran parte culturale e non naturale. In tale prospettiva la prima ingenuità è quella per i genitori di non pensarsi parte della società che cercano di controllare. Anche loro sono cresciuti in una società che inevitabilmente li ha influenzati e i loro schemi mentali fatti di idee e credenze sul mondo e sulla sessualità inevitabilmente influenzeranno l’atteggiamento verso i figli. Per quanta consapevolezza di sé possono ritenere di avere, i genitori saranno i primi ad influenzare i loro figli anche in campo sessuale.

Il secondo punto è quello che tale comportamento protettivo genitoriale non può prolungarsi troppo altrimenti diventa senz’altro più negativo che evolutivo. Prima o poi i bambini dovranno confrontarsi con le regole sociali così temute. Già l’ingresso alla scuola materna costituisce un primo passo verso la socializzazione dove la differenza maschi e femmine è un tema molto sentito dai bambini e dalle bambine stesse. Studi accurati dimostrano che la consapevolezza della propria differenza sessuata avviene nei primi tre anni di vita ed è proprio allora che avviene il riconoscimento dell’identità di genere (essere maschio o femmina) e la curiosità sui genitali propri e dell’altro per favorire il processo di differenziazione. Il primo segnale della svolta dei tre anni è proprio la scoperta di quella “piccola differenza” che c’è fra maschi e femmine poiché solo ora sembrano accorgersi della differenza sessuale. Sono infatti normali durante la scuola materna quelle esplorazioni corporee tra maschi e femmine, proprio per consolidare la scoperta della differenza sessuale appena avvenuta. Ogni tentativo di nascondere la propria appartenenza sessuale diventa quindi controproducente proprio perché il bambino e la bambina hanno invece bisogno di dire al mondo che appartengono ad un sesso e non all’altro. Tale bisogno evolutivo si manifesta nella tendenza dei bambini e bambine di questa età di accentuare proprio quelle differenze che i genitori avrebbero voluto evitare. Le bambine ad es. vogliono sentirsi diverse dai loro compagni maschi e se la gonna o un certo gioco sono un simbolo sociale del femminile possono esigere di vestirsi e di comportarsi solo in tal modo anche se a casa loro sono state educate in modo molto diverso. La ricerca di ciò che la società attribuisce al femminile o al maschile diventa proprio necessaria alla loro crescita e il confronto sociale diventa quindi inevitabilmente necessario.

Il terzo punto è questo. Pur comprendendo i genitori circa la loro istanza protettiva andrebbero rassicurati sul fatto che sebbene l’appartenenza ad un genere anziché un altro influenzi spesso negativamente la propria evoluzione come persone, tale influenza può essere vissuta in modo diverso a secondo dell’educazione ricevuta. Se un maschietto o una femminuccia sono cresciuti in una famiglia capace di combattere contro le tendenze sociali omologanti e di lottare per affermare la propria diversità impareranno a farlo anche se spesso è doloroso e faticoso. D’altra parte è anche vero che ci vuole più coraggio ad essere se stessi e a fare della vita quello che si desidera realmente piuttosto che adeguarsi ad essere ciò che gli altri si aspettano da noi. Per concludere: è abbastanza vano lo sforzo di difendersi dalle influenze sociali e culturali. Possiamo solo imparare ad ascoltarci profondamente e ad interrogarci continuamente sul CHI siamo e COSA vogliamo essere e per CHI facciamo certe cose, se per noi stessi o per compiacere. Non c’è altra strada. E prima cominciamo a diventare competenti in questo prima avviamo il percorso verso la libertà. Proteggere i propri figli soprattutto quando sono molto piccoli è senz’altro doveroso ma nascondere agli altri il sesso di appartenenza può anche generare scompensi nelle relazioni. Spesso controproducenti. Nascondere alla nonna che il suo nipotino è maschio o femmina significa celare uno degli aspetti più importanti se non il più importante circa  il riconoscimento di un nuovo nato. E questo dato mancante può influire negativamente sulla relazione nonna-bambino, impedendone il normale decorso fatto di aspettative, fantasie e coinvolgimenti. Abbiamo comunque bisogno come esseri umani di definizioni certe perché ci rassicurano e ci permettono così di essere più sereni, anche se a volte sono definizioni limitanti. Come spesso succede, ciò che a prima vista può sembrare una protezione può anche risultare un limite. Meglio allora arrendersi all’evidenza di una realtà che sicuramente è discriminatoria e spesso fuorviante ma con cui dobbiamo imparare a fare i conti per cercare di  migliorarla.

Non c’è parte del corpo alla quale non corrisponda un’immagine interiore, psichica (Sé psichico). E queste immagini il bambino e la bambina le costruiscono a poco a poco, esplorando progressivamente le diverse zone del proprio corpo sospinto in questo percorso dal suo impulso più vitale e propulsivo: la ricerca del piacere. Esiste infatti nel bambino, fin dalla nascita,  una sessualità ancora indifferenziata che si esprime attraverso varie forme di erotismo. Dalla zona orale, durante l’allattamento, la ricerca del piacere si sposta poi a quella anale, nella fase dell’educazione sfinterica, finché a tre anni si concentra sui genitali.

Author: osservatoriopsicologia

Share This Post On
Plugin from the creators ofBrindes Personalizados :: More at PlulzWordpress Plugins